
E’ giusto commentare l’incontro con D’Alema in 3 parole.
Prima Parola: gli incontri come quello di oggi in Facoltà sono decisamente positivi. Aver portato una figura istituzionale dell’importanza del Ministro degli Esteri e Vicepresidente del Consiglio dei Ministri è sicuramente motivo di prestigio per la Cesare Alfieri, per l’Università di Firenze e per Firenze. Ciò è segno dell’importanza e della centralità della nostra Università e della nostra Città. Complimenti alla Preside Alacevich e al Magnifico Rettore.
Seconda Parola: prima delle diverse posizioni e visioni politiche viene il rispetto per le Istituzioni democratiche.
Per questo non ho mai visto di buon occhio le contestazioni nei confronti delle Istituzioni e il Ministro degli Esteri è una Istituzione, indipendentemente da chi la rappresenti e a quale parte o partito politico appartenga.
Ho trovato ridicole le contestazioni “deliranti” della estrema sinistra e altrettanto ridicole le contestazioni “prive di messaggio politico e goliardiche” della destra ( forse la destra dovrebbe adottare uno stile più consono ai suoi principi e al suo modo di fare politica, sono stufo di vedere il Ventennio vintage con il suo faccetta nera e w il duce.
A destra chi non è affetto da Ventennio vintage ha invece un’attrazione fatale per il “Communist Style”, tutto manifestazioni, contestazioni, volantini e banchini. Bocciato).
Terza Parola: il nostro Ministro degli Esteri, Onorevole Massimo D’Alema, ha detto una cosa giustissima nel suo intervento: i problemi del Medio Oriente sono materia di studio per intellettuali data la loro complessità.
Peccato che il nostro Ministro questi intellettuali non stia mai ad ascoltarli, dal momento che si è fissato con questa equidistanza o equivicinanza, che vuol dire essere equivicini o equidistanti (fate voi, tanto per lui sono la stessa cosa) nei confronti di un Paese Democratico, Israele, e di una Autorità Palestinese guidata da fondamentalisti islamici, considerati terroristi da mezzo mondo, ma che per lui sono stimabili persone.
Stimabili persone, così come i Talebani afghani che non sono un gruppo terroristico, no, anche se rapiscono e mettono bombe, ma meglio, secondo D’Alema, un gruppo fondamentalista islamico, contrario ai diritti delle donne, pronti a uccidere gli stessi afghani che si oppongono loro, contrari a qualsiasi legge che non sia quella coranica, contrari agli stessi comunisti, che in Italia li chiamano resistenti e si preoccupano della loro salute, ma che i Talebani contraccambiarono, a detta dello stesso D’Alema, con spezzettamenti e sventramenti vari, sia per gli uomini che per le donne!
Poi non dimentichiamoci che i terroristi Talebani liberati per liberare Mastrogiacomo, a detta di D’Alema, erano innocui: allora chissà perché li tenevano in carcere?
Per fortuna D’Alema ha affermato che siamo alleati degli Americani. Peccato che un buon 20% dei membri della sua coalizione di governo sia composta da ferventi antiamericani, stile Collettivo, per cui Hamas è un movimento democratico; Ahmadinejad un presidente civile e moderato; i Talebani dei partigiani toscoromagnoli che combattono contro il nuovo Nazifascismo, l’Imperialismo Americano; gli Israeliani una banda di assassini assetati di sangue; D’Alema un guerrafondaio e naturalmente Berlusconi il Grande Satana.
Certamente D’Alema è bravo a parlare, bravo a pronunciare la parola Pace al posto giusto e al momento giusto, ma se a volte a destra la parola Libertà si usa un po’ troppo spesso, sicuramente a sinistra la parola Pace non vuol dire più niente.
Luca T.